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Lenbachhaus

Una villa toscana a Monaco da oltre un secolo tempio dell’arte tedesca

Unter hohen Bäumen befindet sich die gelbe "Villa suburbana" in florentinischem Stil der Renaissance vor den neoklassizistischen Gebäuden des Königplatzes. Die Villa ist der verwirklichte Traum des erfolgreichen und berühmten Portraitmalers Lenbach. In der Zeit, als der Künstler selbst dieses Haus bewohnte, galt es als luxuriöses Zentrum desMünchener Kunstlebens. Nachdem das Lenbachhaus oft verändert und vergrößert wurde, ist es zu einem deraußergewöhnlichsten deutschen Museen geworden, auch auf Grund seiner Sammlung des Blauen Reiters.

Gianni Minelli

Alla fine del 19° secolo, ai tempi prestigiosi del Principe Reggente, i confini della città di Monaco erano stati ampliati fino a Königsplatz, portale e simbolo di una città allora in pieno fervore neoclassico. La strada monumentale che congiungeva il castello estivo di Nymphenburg con la residenza reale di Odeonsplatz costeggiava il lungo canale e continuava con la Nymphenburgerstrasse fino ad entrare attraverso la porta dei Propyläen nella nuova città.
Dai templi di marmo di Carrara della Königsplatz la Briennerstrasse proseguiva tra splendidi palazzi fino a Odeonsplatz. Fu proprio subito fuori dalla città, poco lontano dalle Pinakotheken, vicinissimo ai Propyläen e alla Glyptothek, appena edificati da von Klenze su incarico reale, che il ritrattista Franz von Lenbach fece costruire nel 1891, all’acme del suo successo, una villa in stile rinascimentale fiorentino con annesso atelier. Fece della sua casa un polo della vita artistica monacense negli anni in cui visse e la villa sarebbe divenuta, dopo la sua morte, una delle gallerie più originali e rappresentative dell’arte tedesca.


Il sogno avverato di un ritrattista
alla moda
Franz von Lenbach (1836-1904) era figlio di un capomastro edile di Schrobenhausen, un piccolo centro a circa 60 km a nord di Monaco. Lenbach amava raccontare che diverse volte da bambino era venuto a Monaco, anche a piedi nudi, per ammirare i capolavori esposti nella "alte Pinakotheke”.

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Tragen Mauern keine Schuld?

Chris Dercon, der neue Leiter des Haus der Deutschen Kunst: „Wir wollen statt der traditionellen Restaurierung einen kritischen Rückbau“

La storia viene documentata anche attraverso l’architettura che di regola esprime e nel contempo influenza lo spirito deltempo in cui è stata realizzata. Statue ed edifici diventano testimoni imbarazzanti quando documentano periodi bui dellastoria. La “Haus der Deutschen Kunst“ voleva essere - e lo è - una delle opere architettoniche più rappresentativedell’ideologianazionalsocialista. Con i nuovi lavori di restauro il nuovo direttore Chris Dercon si propone, tra l’altro, di renderepiù trasparente la struttura architettonica originaria che i suoi predecessori avevano mascherato, e in parte trasformato,forse come tentativo più di rimozione che di elaborazione di un passato vergognoso. L’elaborazione e la consapevolecondanna di questo passato dovrebbero, invece, trovare incentivo ed espressione nelle mostre che lì saranno presentate e soprattutto nella programmata mostra permanente sulla storia del Museo che Hitler avrebbe voluto che diventasse il tempio dell’arte.

Jerzy Jurczyk

Seit Mai 2003 leitet der Belgier Chris Dercon das Münchner Haus der Kunst als Nachfolger von Christoph Vitali. Wie sein Vorgänger will Chris Dercon nicht nur das Haus der Kunst als lebendiges Ausstellungszentrum führen, sondern sich auch kritisch mit der Geschichte der Mauern dieses Gebäude auseinandersetzen.

1937 eröffnete Adolf Hitler das "Haus der Deutschen Kunst" an der Münchner Prinzregentenstraße, das zum "Tempel der Kunst" avancieren sollte. In Hitlers Auftrag von Paul Ludwig Troost entworfen, verkörperte das Bauwerk die Megalomanie der nationalsozialistischen Ideologie. Nach 1945 wurde die Sprengung des Gebäudes ernsthaft in Erwägung gezogen, doch diesen Akt der Selbstbefreiung von einem verhassten Symbol des Dritten Reiches ließen die Amerikaner nicht zu. Die USArmy beschlagnahmte das Gebäude und quartierte sich hier mit ihrem Offizierscasino ein. 1948 übergab die Militärregierung das Haus dem bayerischen Staat, welcher hier vorläufig die Werke aus den ausgebombten Pinakotheken unterbrachte.

Dercons Vorgänger haben Säle und Säulen verkleidet, um die NSArchitektur von Paul Ludwig Troost zu bannen. Will er das „Haus der Deutschen Kunst“ jetzt wieder in seinen Urzustand bringen? Im Presse- Gespräch (Kunstmagazin „art“ 11/2003) sagte Dercon: „Wir wollen statt der traditionellen Restaurierung einen kritischen Rückbau.

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Federico II di Svevia

Der Enkel Friedrich Barbarossas, auch Stupor Mundi (Erstaunen der Welt) genannt, war einer der bedeutendsten Kaiser des Mittelalters, der im multikulturellen Süditalien tolerant und offen herrschte. An seinem Hof in Palermo begann die Lyrik in italienischer Sprache und wurde das Sonett "erfunden". Die Städtepartnerschaft zwischen der schwäbischen Stadt Göppingen und Foggia, der Landeshauptstadt Apuliens, erinnert an den großen Staufenkaiser.

Rosanna Ricciardi

Non "bestia carica di nomi blasfemi”, sorgendo dal mare come nell’anatema di Papa Gregorio IX, ma in una tenda allestita nella piazza principale di una cittadina della Marca Anconitana, venne al mondo Federico II di Svevia, una delle figure più controverse e indagate della storia. Messia o Anticristo?Stupor o mundi? Illuminato sovrano o mediocre regnante attorniato da capaci consiglieri?

Si tratta di quesiti che neppure tra gli studiosi hanno trovato una risposta definitiva: basti pensare che anche i toni delle biografie dell’imperatore svevo oscillano tra l’assoluta mitizzazione e il ridimensionamento fortemente critico della sua figura. E forse è anche superfluo cercare risposte per un personaggio la cui vita, anche epurata dagli elementi più leggendari, continua ad affascinare a più di 7 secoli dalla morte, perpetuandosi nelle iniziative e nelle opere che durante il suo regno e alla sua corte videro la luce: lo Studium generale del Regno di Sicilia, di cui viene annunciata la fondazione nel 1224, oggi Università degli Studi di Napoli Federico II o Castel del Monte, una delle mete turistiche più frequentate dell’Italia meridionale,

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Vermisste "Elvira"?


La mostra "Monaco. Città del Liberty" ricorda l’euforia e lo slancio di rinnovamento della metropoli sull’Isar alla vigilia del 20° secolo. I 200 oggetti esposti nelle sale della Villa Stuck illustrano l’entusiasmo creativo di quella generazione di artisti che alla fine del 19° secolo diede inizio ad un profondo mutamento estetico e sociale dei valori. I giovani dei Laboratori Uniti fondati del 1897, dedicarono particolare attenzione alla configurazione di spazi abitativi. Un museo temporaneo del Liberty conferma l’importanza del ruolo assunto da Monaco in questo ambito. Dalla mostra, però, non si evince se e in quale misura lo stile Liberty abbia effettivamente influenzato gli architetti di Monaco. Se ci guardiamo un po’ in giro per la città siamo tentati di definire la suaarchitettura il tallone d’Achille della variante locale del Liberty.

Jerzy Jurczyk

Während meiner Schulzeit habe ich in einem Buch die Abbildung der fantasievollen Fassadendekoration des Hofateliers "Elvira" von August Endell gesehen. Ich war begeistert. Damals träumte ich von einer Reise nach München. Ich stellte mir München als die Stadt der kühnen Jugendstilarchitektur vor. Die Isarmetropole - weltberühmte Kunststadt - ist zweifelsohne eine Reise wert. Man sollte sich aber nicht allzu große Hoffnungen bezüglich der architektonischen Großzügigkeit des Jugendstils machen. Paradoxerweise ist das beste Beispiel für architektonischen Jugendstil der Stadt hinter der Mauer der Architektur des Historismus an der "noblen" Maximilianstraße versteckt.

Zu dem berühmten Theatergebäude der Kammerspiele von Richard Riemerschmid haben lediglich die Theaterbesucher Zugang. Leider kann man heute nur wenige Häuser in München dem Jugendstil zuordnen. Die ziemlich seltsame Version dieses Stils wurde so vom Klaus-Jürgen Sembach ("Jugendstil. Die Utopie der Versöhnung", Taschen 2002) bezeichnet: "Von allen künstlerischen Erneuerungsbewegungen um die Jahrhundertwende war jene in München vermutlich die volkstümlichste. Es gibt in dieser Stadt Beispiele eines rührenden "Vulgär- Jugendstils" [...] Der Münchner Jugendstil war weder intellektuell noch dünnblütig oder ätherisch. Seine Herkunft aus dem eigenen Land war augenfällig.

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"La scenografia è artigianato con un po’ di magia!" Emanuele Luzzati.

Die phantastische Theaterwelt des italienischen Meisterbühnenbildners EMANUELE LUZZATI

Da oltre 60 anni l’eclettico ed arguto artista genovese "dipinge la scena" di innumerevoli teatri italiani e di tutto il mondo meravigliando ed estasiando il pubblico con la sua effervescente creatività. Figurini e bozzetti di scena di grande effetto cromatico realizzati con le tecniche più semplici e al tempo stesso più fantasiose per una vasta gamma di opere liriche e di prosa sono esposti dal 15 ottobre al 15 novembre in una mostra organizzata dal "Kulturclub dell'Ufficio Europeo Brevetti" di Monaco di Baviera a cura di Anna Zanco Prestel.

Anna Zanco Prestel

Mit dem Namen des illustren Genuesen Emanuele Luzzati verbindet man auf Anhieb seine langjährige und ruhmreiche Aktivität als Bühnenbildner an den Theatern und Opernhäusern Italiens und der Welt.

Er war Mitarbeiter von international angesehenen Regisseuren wie Vittorio Gassmann, Franco Enriquez, Colin Graham oder Aldo Trionfo und Tonino Conte, mit denen er 1976 das Teatro della Tosse in Genua gründete.

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