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Grazie, signor Presidente

Il nuovo governo è un grande risultato, merito di Giorgio Napolitano

Italiens Staatspräsident Giorgio Napolitano hat eine politische Wende herbei geführt, die hoffentlich Italien und letztlich ganz Europa vor dem Kollaps bewahrt.

Pasquale Episcopo

Monaco, 16 novembre 2011.
Tira un’aria nuova a Roma e sull’Italia intera. Un’aria fresca e pulita che ci auguriamo possa soffiare a lungo. Sono le 17.19 ed è nato un nuovo governo, assai diverso dai precedenti: i suoi membri non sono dei politici, ma solo ed esclusivamente dei “tecnici” a cominciare dal nuovo premier, nonché ministro dell’Economia, il prof. Mario Monti. Soltanto quattro giorni fa era ancora in carica il governo Berlusconi e Monti era praticamente uno sconosciuto, nonostante in passato sia stato membro della Commissione Europea.

In pochi giorni è avvenuto ciò che molti ormai disperavano potesse avvenire. Un piccolo miracolo, cominciato con la nomina del prof. Monti a senatore a vita. Ma i miracoli in politica avvengono assai di rado e dietro ogni mutamento radicale c’è sempre l’operato dell’uomo. Il grande regista di questa trasformazione, tanto straordinaria quanto repentina, è stata ed è la personalità politica più alta e rappresentativa del nostro Paese, il Presidente della Repubblica, nella persona di Giorgio Napolitano.

Nato a Napoli nel 1925, Giorgio Napolitano è il primo Capo dello Stato ad essere stato membro del Partito Comunista Italiano. Deputato della Repubblica dal 1953, ha vissuto in prima persona tutte le travagliate vicende della storia politica italiana dal dopoguerra ad oggi. Tra queste la fine della “Prima Repubblica” con la scomparsa dei grandi partiti storici italiani, Democrazia Cristiana e Partito Comunista in primis, e l’avvento dell’Europa Unita. Europeista convinto, ha svolto importanti incarichi istituzionali tra cui quello di Presidente della Camera dei Deputati. Il 10 maggio 2006 è stato eletto undicesimo Presidente della Repubblica e il suo mandato scadrà nel 2013. Nel corso di questi anni di presidenza Giorgio Napolitano si è fatto apprezzare per le sue doti di equilibrio, rettitudine e moderazione, doti che gli hanno valso un altissimo grado di consenso e di popolarità. In qualità di garante della Costituzione, pur non potendo influenzare la politica del governo, egli ha vigilato sul rispetto del dettato costituzionale. E lo ha fatto in modo particolare in questi ultimi mesi di grave crisi politica e istituzionale. Una crisi che si è aggravata a causa della congiuntura economica europea e mondiale e che ha avuto un’impennata pericolosa nelle ultimissime settimane, trovando nell’Italia, nel suo debito pubblico, ma anche nell’incapacità del suo governo, il grande nodo da sciogliere. Questo nodo ha posto il nostro Paese sul banco degli imputati e sotto i riflettori del mondo intero. Ed è qui che Giorgio Napolitano ha compiuto il suo capolavoro.

Egli ha mandato a casa non solo il vecchio governo, ormai privo della maggioranza, ma tutta la politica. Una politica che mai come in quest’ultima legislatura era scesa così in basso e che mai si era dimostrata tanto inetta e incapace di interpretare le istanze e i bisogni del popolo italiano. Una politica che altro non aveva fatto, in particolare negli ultimi due anni, che occuparsi della figura di Silvio Berlusconi, la cui persona era diventata un fenomeno umano e politico singolare, grottesco e paradossale al tempo stesso, oggetto da una parte di un forte consenso elettorale di stampo populistico-narcisistico-autoreferenziale, dall’altra di una somma interminabile di scandali, leggi ad personam, processi, audizioni in tribunale e quant’altro. Così mentre il Bel Paese a poco a poco franava miseramente come le Cinque Terre, la politica continuava a litigare ignorando lo stato d’emergenza. A nulla erano serviti i moniti e gli inviti che incessantemente Giorgio Napolitano aveva rivolto ai politici affinché abbassassero i toni del confronto che, più che tale, era divenuto uno scontro rissoso, fuori e dentro il parlamento, e che aveva trasformato questa istituzione in uno stadio di calcio.

Qui vorrei riportare uno stralcio del discorso che egli ha rivolto agli italiani il 31 dicembre scorso, in occasione del saluto augurale di fine anno: Incontrando di recente, per gli auguri natalizi, i rappresentanti del Parlamento e del governo, delle istituzioni e dei corpi dello Stato, ho espresso la mia preoccupazione per il malessere diffuso tra i giovani e per un distacco ormai allarmante tra la politica, tra le stesse istituzioni democratiche e la società, le forze sociali, in modo particolare le giovani generazioni. Ma non intendo tornare questa sera su tutti i temi di quell'incontro. Ribadisco solo l'esigenza di uno spirito di condivisione - da parte delle forze politiche e sociali - delle sfide che l'Italia è chiamata ad affrontare; e l'esigenza di un salto di qualità della politica, essendone in gioco la dignità, la moralità, la capacità di offrire un riferimento e una guida. Ma a questo riguardo voi che mi ascoltate non siete semplici spettatori, perché la politica siete anche voi, in quanto potete animarla e rinnovarla con le vostre sollecitazioni e i vostri comportamenti, partendo dalle situazioni che concretamente vivete, dai problemi che vi premono.

Personalmente ho trovato queste parole bellissime. La politica siamo noi. E non è una cosa astratta e lontana, tutt’altro: è una sintesi dei nostri valori, pensieri, sentimenti e comportamenti. È la nostra storia, il nostro presente e il futuro. È la nostra vita. Per chi, come chi scrive, vive lontano dall’Italia, queste cose possono valere anche di più. Perché pur vivendo lontani, rimaniamo pur sempre legati a quel Paese in cui abbiamo le radici e anche una parte considerevole dei nostri affetti. Le sorti dell’Italia ci stanno a cuore e vorremmo poter essere orgogliosi della nostra terra, della gente che ci vive e di chi governa. Negli ultimi tre anni questi sentimenti sono stati messi a dura prova. Ora abbiamo motivo per ricominciare a sperare. Ma per far spazio ad una nuova politica, abbiamo bisogno di una fase transizione. Quella affidata da Giorgio Napolitano a Mario Monti. Ed è notizia di poche ora fa che il cancelliere tedesco Angela Merkel intende incontrare Mario Monti non appena si sarà insediato come Presidente del Consiglio. Lo ha riferito il portavoce del cancelliere che ha aggiunto che la Merkel "tiene in gran conto le qualità del Presidente del Consiglio in pectore".

Insomma, tira aria nuova, finalmente, a Roma, e in tutto il Bel Paese.
Ce ne rallegriamo e ci auguriamo che da Roma quest’aria giunga anche in Europa.
Buon lavoro, senatore Monti. E soprattutto: grazie, signor Presidente.

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