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Dal gioco degli astragali alla “teoria dei giochi” di John Nash

Logos e Mythos

Laura Benatti

Como, 3 agosto 2017.
Con il termine “astràgalo” (lat. astragălus, gr. ἀστράγαλος) si intende in anatomia un ossicino di forma vagamente cuboide che fa parte dell’articolazione del piede; chiamato anche "talo" è un osso breve situato nel tarso che trasmette tutto il peso del corpo. Nel bue e nel montone ha proporzioni particolarmente regolari e si presta per ciò ad essere utilizzato per ottenere risultati casuali, esattamente come un dado a quattro facce. La maggior parte degli archeologi suppone che sia nato probabilmente in Asia Minore e che poi si sia diffuso in Grecia, in Magna Grecia e poi a Roma.

Gli scrittori antichi non mancano di citarlo. In una versione alternativa del mito che noi conosciamo, presente nel libro IV de “Le Argonautiche” di Apollonio Rodio (295 -215 a.C.), Teti, per rendere immortale il figlio Achille, lo ungeva di giorno con l'ambrosia, mentre di notte, di nascosto dal marito Peleo, ne bruciava le parti mortali del corpo nel fuoco per renderlo invulnerabile. Una notte, però, Peleo si svegliò improvvisamente e, vedendo il figlioletto agitarsi tra le fiamme, lanciò un urlo: Teti, adirata, gettò il bambino a terra e se ne andò, immergendosi nel mare, senza fare più ritorno. Peleo, con l'aiuto del centauro Chirone, sostituì il tallone di Achille, rimasto ustionato, con l'astragalo del gigante Damiso, celebre per la sua velocità nella corsa. Plutarco (46 d.C./48 d.C. –125 d.C./127 d.C.) narra che lo stratega ateniese Alcibiade, ancora fanciullo, giocava nel bel mezzo della strada quando pregò un carrettiere di fermarsi perché stava schiacciando i suoi astragali. Dinnanzi al rifiuto dell'uomo, il bimbo si sdraiò sul selciato e gli disse che sarebbe dovuto passare sul suo corpo. Il conducente del carro, quindi, spaventato, fermò i cavalli.

Il tragediografo greco Sofocle (496 - 406 a.C) attribuisce l’invenzione degli astragali a Palamede sostenendo che questi ne avrebbe insegnato l’uso ai soldati greci durante la guerra di Troia. Secondo un mito greco conosciuto grazie ai "Proverbi" di Zenobio (I d.C.) fu invece proprio la dea Atena ad inventare il gioco divinatorio degli astragali. Pitture vascolari, sculture, affreschi murali (“Medea prima dell'assassinio dei figli li vede giocare con gli astragali”, Pompei, casa dei Dioscuri), rilievi, monete, mostrano fanciulli, fanciulle e giovani intenti a sfidarsi. Altrettanto frequenti sono i rinvenimenti di astragali nei siti archeologici, specialmente in sepolture di bambini (sono state scoperte tombe con centinaia di astragali), ma anche in abitazioni ed in edifici pubblici. Accanto agli astragali grezzi esistevano quelli più preziosi ed artistici, prodotti in oro, argento, avorio, bronzo, piombo, marmo, terracotta, soprattutto quelli che venivano offerti alla divinità, ma anche astragali forati e con iscrizioni incise. Inizialmente gli astragali avevano un valore religioso, infatti, erano usati come oggetti magico-apotropaici nelle divinazioni, nei sacrifici e nelle previsioni astrologiche; in seguito diventarono oggetti deii giochi d'abilità e d'azzardo.

La combinazione più ambita, perché vincente era chiamata “iactus Veneris”, mentre la peggiore “colpo del cane”. L’astragalo venne quindi usato come strumento di gioco, ma soprattutto per predire il futuro. Il poeta latino Orazio (65 a.C. - 8 a.C.) tuttavia era molto dubbioso riguardo a questa “dote” degli astragali:

“Tu non chiedere (è empio saperlo) quale fine a me, quale a te
abbiano dato gli dei, Leuconoe, e non provare i numeri
babilonesi. Come è meglio, qualunque cosa sarà, accettarla!”
“Carmina” I,11

Oggi esistono diversi giochi da tavolo legati ai dadi, alle pedine, agli scacchi, ma… c’è anche chi, con assoluta genialità, ha tracciato addirittura una “teoria dei giochi” la quale non rimane legata, per così dire, solo all’aspetto ludico, ma invade con le sue regole l’ambito dell’economia. John Nash (1928-2015), tra i pensatori più brillanti e originali del Novecento, ha rivoluzionato l'economia mondiale con i suoi studi di matematica applicata alla teoria dei giochi, vincendo il Premio Nobel per l'Economia nel 1994. Secondo questa “beautiful mind”,infatti, in un gruppo di contendenti vince chi persiste in un’opzione strategica, anche se spesso non è la più intuitiva, anzi può sembrare in apparenza controproducente, e i numeri lo provano. Il teorema di Nash dimostra che in una situazione dove gli attori non cooperano, anzi sono in competizione tra di loro e non possono fidarsi l’uno dell’altro o accordarsi, la mossa vincente, per tutti e per ciascuno, è arrivare a un equilibrio, definito appunto “di Nash”.

In ogni caso, qualunque sia il gioco, antico o moderno, ogni uomo desidera sempre vincere, perché questa inclinazione fa parte della sua natura e come recita Dante…

«Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
ripetendo le volte, e tristo impara»
(Purgatorio V, 1-3).

 

Video su youtube "Non dovevi vincere tu...il mio gioco era perfetto". 
https://www.youtube.com/watch?v=PHgkG5sDVQY

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