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Categoria: Dall'Italia
Pubblicato Martedì, 16 Ottobre 2018 13:38

Museo archeologico Jatta, perla di Ruvo di Puglia

Ruvo di Puglia, eine Stadt in der Provinz Bari, die Heimat eines interessanten Chorfestivals, bietet eine prächtige Kathedrale und andere Überreste der Vergangenheit, mit einem echten Juwel: das Nationale Archäologische Museum Jatta. Lass es uns herausfinden.

Nicoletta Curradi

Firenze, 13 ottobre 2018.
A Ruvo di Puglia, nel Parco dell'Alta Murgia, il Ruvo Coro Festival, rassegna corale di livello Internazionale, diretta dal maestro Angelo Anselmi, ha esordito a fine settembre e durerà fino a dicembre. È un grande evento che ormai da dieci anniaccoglie le migliori corali italiane ed estere, valorizzando il territorio di Ruvo. Nel corso degli anni la rassegna è cresciuta e si è ampliata inserendo corali in dialogo tra chiese cristiane e religioni diverse come l'ebraismo, oltre ad un percorso corale incentrato sulla musica sacra chiamato "Voci delle cattedrali". Questo festival rappresenta l'occasione ideale per visitare le bellezze locali, visto che la città ne può vantare di numerose. Data l'antica origine è possibile incontrare vari monumenti ed edifici come la stupenda cattedrale in stile romanico-pugliese, risalente ai secoli XII e XIII, ma rimaneggiata nei secoli successivi. Da visitare anche il suo ipogeo, che evidenzia resti di antichi insediamenti peuceti (antica popolazione italica), romani e medioevali. Chi è appassionato di archeologia non può mancare una visita al Museo archeologico nazionale Jatta, che raccoglie un gran numero di reperti, anche molto pregiati. Per suscitare la curiosità dei lettori, vediamo di indicare quali sono i pezzi più degni di nota. 

Anzitutto occorre premettere che questo museo è nato alla fine del 1800 e praticamente da allora pressoché nulla è cambiato nel suo allestimento. Le vetrinette che contengono i pezzi più piccoli sono sempre le stesse, prodotte a Napoli ed offrono una piacevole immagine i divanetti in velluto rosso destinati ai visitatori dell'epoca, invitati dai proprietari. Ora non ci si può più sedersi per conservarli meglio. Ma hanno sempre un certo fascino. Durante la visita occorre prestare molta attenzione a non urtare i vasi e gli altri reperti che sono esposti senza protezione-.

 

La collezione Jatta si è formata dal 1820 al 1840 grazie alla passione per l'archeologia di Giovanni Jatta, magistrato del Regno delle Due Sicilie con la passione per l'archeologia. Essa stava per essere ceduta al re di Napoli, per volere dello stesso Giovanni, ma la cognata Giulia Viesti, moglie di Giulio Jatta, fece annullare la sua volontà e costruire una sede per il museo proprio a Ruvo, nel cui territorio erano avvenuti quasi tutti i ritrovamenti. Fino a quel momento i contadini non avevano capito il valore dei vasi che trovavano scavando e li rompevano per cavarne eventuali monete in oro da rivendere. Giovannino Jatta, figlio di Giulio, si è poi dedicato alla riorganizzazione del Museo e alla pubblicazione del catalogo della collezione nel 1869. Il catalogo è rimasto invariato da allora. Il Museo è una preziosa testimonianza del clima culturale del XIX secolo: solo negli anni ‘90 del '900 lo Stato ne ha acquisito la proprietà, per cui è visitabile dal 1993. Ma è arrivato il momento di svelare il suo prezioso contenuto. 

Entriamo nella prima sala, dove una iscrizione in latino  ricorda i fondatori del Museo. Qui sono esposti vasi in terracotta con decorazioni geometriche risalenti all'età peuceta del VII e VI secolo a.C Molti reperti sono stati restaurati con criteri moderni, togliendo le aggiunte fatte nell'800. Al centro della stanza troneggia un gigantesco orcio ricomposto un tempo utilizzato per la raccolta di cibi liquidi. Sotto la grande finestra è stato ricostruito un sarcofago in tufo. Accanto due iscrizioni incise su lastre sepolcrali romane del II secolo. La prima dedica è di due coniugi per il figlio morto a sette anni di età, la seconda, di una moglie al marito. Sono curiosi i tintinnabula, cioè animaletti di ceramica contenenti un sassolino, usati dai più piccoli come giocattoli. 

Passiamo alla seconda sala, la più grande, che contiene circa 700 vasi di produzione greca o locale, creati con la tecnica delle figure rosse, ovvero immagini rosse su sfondo nero.  Erano i reperti che affascinavano maggiormente i collezionisti dell'800. All'ingresso della sala  un grande cratere a mascheroni del IV secolo a.C. rappresenta Apollo che scaglia le frecce contro i Niobidi, opera del pittore di Baltimora. A fianco del vaso due anfore, opera del pittore Licurgo, raffigurano la leggenda di Antigone. Le vetrine intorno mostrano  anfore e vasi sempre più piccoli ed oggetti di uso funebre e quotidiano. Inoltre in questa stanza si può leggere un'iscrizione latina che ricorda la costruzione delle mura della Ruvo romana. 

Nella terza sala, che ospita oltre 400 pezzi spicca il bianco busto marmoreo di Giovannino Jatta. Il primo vaso che incontriamo è un cratere protoitaliota del IV secolo a.C. sul quale sono rappresentati Cicno e la biga di Ares ripresa di fronte. Su un altro cratere è invece raffigurato Bellerofonte su Pegaso affiancato da Atena e Poseidone, opera del  pittore di Ruvo. Un terzo cratere di Licurgo riporta tre scene mitologiche. Nelle vetrine si notano un gran numero di rhyta, bicchieri con forma di teste umane o animali, attici e appuli. 

Siamo giunti alla  quarta ed ultima sala, la più piccola, che riunisce i reperti più preziosi. Il busto di Giovanni Jatta in toga domina la sala in cui una “pelike” (vaso per liquidi a due anse) riaffigura il mito delle Nereidi .Due crateri a volute rappresentano Bellerofonte e una corsa di quadrighe.  Le vetrine mostrano  “rhyta”, bifacciali, collane e balsamari in pasta di vetro. La seconda vetrina raccoglie reperti del neolitico e dell'età del ferro. La terza ed ultima vetrina conserva opere di importazione corinzia databili tra il VII e il VI secolo a.C.
lI pezzo più prestigioso è  senza dubbio il vaso di Talos, che ha reso famosa la città di Ruvo. È ritenuto un capolavoro di ceramica attica per la ricerca coloristica e prospettica. Sul vaso, del V secolo, è dipinto l'episodio delle Argonautiche  che riguarda l'uccisione di Talos da parte di Medea.

Questa breve descrizione dei reperti della collezione Jatta non consente di percepire appieno la bellezza e lo splendore che li caratterizzano. Per questo è caldamente consigliata una visita, meglio se su prenotazione.

Info: Museo archeologico nazionale Jatta Piazza Bovio Ruvo di Puglia  Tel. 080/3612848 http://www.palazzojatta.org/il-museo-nazionale/

 

 

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