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Intervista all'ing. Bruno Diazzi

“L’associazionismo è una risorsa”: parola di presidente Intervista all’ing. Bruno Diazzi

Dipl. Ing. Bruno Diazzi engagiert sich bei der Förderung des kulturellen Austausches zwischen Bayern und verschiedenen italienischen Kommunen und Regionen. Er ist u.a. Vorsitzender der DIG (Deutsch-Italienischen Gesellschaft) in Germering. Schwerpunkt der Aktivitäten der DIG ist die Organisation von Reisen in das unbekannte Italien.

Egle Maguolo-Wenzel


INTERVenti : Diazzi, il presidente, dunque! Incominciamo con l’Ausländerbeirat. Che cosa ti ha motivato ad impegnarti in questo organismo che gli italiani tendono un po’ a snobbare?
BRUNO DIAZZI: Mi sembrava importante dare una voce organizzata alle minoranze straniere ed offrire alla città un interlocutore con il quale discutere e possibilmente risolvere i problemi contestuali. Per quanto riguarda gli italiani, più che un disinteresse, ritengo che siano le barriere linguistiche che frenano una maggiore partecipazione.

IV: Quali sono secondo te i fattori che hanno determinato la tua elezione a presidente?
B.D.: Perché sono uno dei pochi stranieri che svolgono un ruolo estremamente attivo nella vista sociale della città e quindi abbastanza conosciuto e anche perché il membro che vanta la più lunga ”anzianità di servizio”.

IV: Passiamo alla Deutsch-Italienische Gesellschaft: quali obiettivi concreti perseguono questa associazione? binazionali?
B.D.: Far conoscere l’Italia meno conosciuta ai tedeschi e la Baviera nei suoi aspetti meno noti agli italiani, nella convinzione che per arrivare ad una vera integrazione europea sia necessario intensificare i rapporti di amicizia tra i Paesi, anche tramite questo tipo di associazioni.

IV: I tedeschi che vi aderiscono sono attratti dall’Italia dei musei e dei libri di scuola, dall’Italia delle ferie, o dall’Italia di oggi? B.D.: Abbiamo 260 soci e quindi le motivazioni che li hanno spinti ad aderire sono le più varie. Una delle motivazioni maggiori sono i viaggi in Italia, in zone poco conosciute. Una delle cose che ci differenzia dalle altre associazioni italotedesche, che generalmente nascono come conseguenza di un gemellaggio tra un comune tedesco e uno italiano, è che noi vogliamo superare questa bilateralità per giungere a rapporti di amicizia che coinvolgano contemporaneamente più comuni e regioni italiane. Questo offre ai nostri soci una visione più ampia della realtà italiana.

IV: I soci della Deutsche-Italienische Gesellschaft sono più interessati a parlare dell’Italia e degli italiani o a parlare con gli italiani, per esempio anche con quelli che risiedono qui?

B.D.: Sarebbero interessati a parlare con gli italiani, purtroppo però, i soci di nazionalità italiana sono una minoranza quasi trascurabile.
IV: Come mai questo poco successo tra gli italiani? Sono gli italiani poco interessati ad avererapporti con i tedeschi?
B.D.: In base alle mie esperienze, posso dire che sono ancora pochi gli italiani che padroneggiano la lingua tedesca, e questo li porta a preferire i contatti con i connazionali.

IV: Ma nell’associazione si parla solo tedesco?
B.D.: Nelle assemblee il tedesco è la lingua ufficiale, una volta al mese abbiamo un incontro in lingua italiana e l’interesse per la lingua italiana è grande, tant’è vero che quest’anno abbiamo organizzato per la seconda volta un corso di lingua italiana in Italia.

IV: Tu gestisci anche l’Associazione Emiliano-Romagnoli, che ruolo svolge oggi un’associazione regionale all’estero?
B.D.: Il ruolo di un’associazione regionale non è più quello di creare un angolino di Italia per emigrati che soffrono di nostalgie, ma quello di diventare veramente una risorsa per la regione di provenienza

IV: Tu sei anche presidente del collegio dei revisori dei conti del COMITES. Questa funzione ti ha sicuramente dato la possibilità di farti un’opinione basata su conoscenze da ”insider” e nello stesso tempo obiettiva di questo Comitato. Ce la puoi sintetizzare?
B.D.: Il mio parere come revisore si può leggere sui verbali di revisione, come presidente di un’associazione ho dovuto constatare che nel passato il Comitato ha trascurato uno dei suoi compiti principali e cioè quello di promuovere iniziative in vari campi in collaborazione con le associazioni. Ultimamente c’è stato un miglioramento, come ha dimostrato l’importante manifestazione organizzata a Germering dalla nostra associazione in collaborazione con il Comites, il Circolo dei Trentini nel Mondo ed il Circolo Sardo su Gennargentu. Speriamo che si prosegua per questa strada.

IV: Quali sono secondo te i motivi per cui finora questo Comitato non gode di molta popolarità tra gli italiani in Baviera?
B.D.: Il problema non è soltanto quello della Baviera, ma generale. Praticamente il Comites viene eletto quasi solamente da soci di associazioni, mentre la maggioranza degli italiani non sa nemmeno che esiste. E purtroppo il Comitato risulta poco rappresentativo e quindi poco popolare.

IV: Entro l’anno ci saranno le elezioni per il rinnovo del Comites. Anche se la partecipazione lascia molto a desiderare, non si può negare che le occasioni di eleggere i nostri rappresentanti non mancano: consigli comunali tedeschi e italiani, parlamenti tedeschi, italiani ed europei. Quale ruolo concreto può svolgere ancora il Comites in questo contesto?
B.D.: Il Comites è l’organismo che dovrebbe avere il contatto più diretto con la comunità italiana locale e quindi conoscerne con più precisione le necessità. Suo compito è quindi risolvere i problemi che sono alla sua portata e, per gli altri, farsi da portavoce verso le istituzioni competenti.

IV: I tuoi vari ruoli ti hanno portato certo molti amici e sostenitori. Ultimamente, però, sei stato anche oggetto di dure critiche, per esempio nella tua funzione di revisore dei conti del Comites...
B.D.: Vorrei chiarire che le critiche non sono state mosse solo a me, ma anche agli altri due revisori e solo da parte di alcuni componenti del Comites. Guarda caso, proprio da coloro a cui avevamo contestato rimborsi viaggi contrari alla legge e alle disposizioni del ministero.

I.: Che cosa motiva il tuo impegno nell’associazionismo e che cosa ti porta?
B.D.: Qui non esiste ancora, a differenza dei Paesi di vecchia emigrazione, una comunità italiana integrata in tutte le sue diverse componenti che abbia un ruolo importante nella vita culturale e sociale del Paese ospitante. Dare un contributo affinché questa comunità nasca è la motivazione principale del mio impegno nell’associazionismo. Dal punto di vista personale sono i contatti umani e il piacere di trovare nuove amicizie.

Ing. Bruno Diazzi: Arrivato a Monaco nel 1970 per fare due anni di esperienza alla Siemens. Ci è rimasto fino al
1996. Da allora si dedica con ancora maggior energia ad attività associazionistiche. È presidente dell’Ausländerbeirat di Germering, dell’Associazione Emiliano-Romagnoli, della Deutsch-italienische Gesellschaft e del collegio dei revisori dei conti del COMITES.

(INTERVenti 2003-2 pag 19)

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