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L'educazione dei giovani nell'antica Atene

Laura Benatti

Como, 28 novembre 2015.
L'educazione (da latino "educo" cioè "traggo fuori - sottinteso - dall'ignoranza") nel mondo greco antico era avvertita come fondamentale per la formazione di un'elite culturale e politica all'interno della comunità. Bisogna, tuttavia, distinguere tra il metodo formativo ateniese e quello spartano. Certamente nel particolarismo delle città greche, dovuto principalmente a ragioni morfologiche del territorio, alla sua montuosità, che creò barriere naturali e che non giocò di certo a favore di un'omogeneità culturale. Atene predilesse un'educazione principalmente umanistica, basata fondamentalmente sull'apprendimento della scrittura, della lettura, del canto, della musica, per il livello elementare e sulla conoscenza dei primordi della letteratura e della retorica per il livello superiore.

Sappiamo, comunque, che non esisteva ad Atene nessuna disposizione di legge che imponesse l'obbligo scolastico. Si ricorreva, quindi, facilmente, ad un maestro privato, naturalmente per i figli delle famiglie più illustri. La presenza di un "tutor" sarebbe rimasta una costante anche nei secoli successivi, appannaggio delle famiglie nobili e abbienti. Pensiamo, ad esempio, al grande Giacomo Leopardi: egli si avvalse per i suoi studi della ricca biblioteca paterna e della presenza di un gesuita che lo iniziò fin da tenera età allo studio del latino, del greco e dell'ebraico.

Lo scrittore latino Quintiliano del I secolo d.C., che si occupò particolarmente di studi pedagogici, oltre ad essere un notissimo retore manifestò un parere decisamente negativo riguardo alle lezioni private: rispetto all'insegnamento pubblico, infatti, esse sono noiose per lo studente ed impediscono quella sana competizione tra coetanei, utile per la crescita del giovane ed inoltre risentono troppo della personalità del maestro e dell'allievo che possono verificarsi come incompatibili.

Tornando ad Atene, l'insegnamento della ginnastica aveva inizio intorno ai dodici anni per terminare intorno ai diciotto, ed era sotto la guida di un docente specializzato. Pur essendo Sparta molto più incline ad un'educazione che concedeva largo spazio all'esercizio fisico, non dobbiamo tuttavia ritenere che questo fosse sottovalutato ad Atene. I cittadini di questa pòlis, infatti, erano convinti che, per ottenere buoni risultati sotto il profilo culturale, fosse indispensabile allenare anche il corpo, da qui il famoso "mens sana in corpore sano" (Giovenale, Satira decima, ndr). Gli esercizi si svolgevano normalmente all'aperto nel contesto di edifici particolarmente organizzati e dotati di bagni e di spogliatoi. Ma una svolta importante nell'educazione dei giovani ateniesi sarebbe sopraggiunta nel V secolo a.C. con l'arrivo dei Sofisti.

A causa di un aspro giudizio espresso dal filosofo Platone (V sec. a.C.), ancora oggi il termine "sofista" in tutte le lingue moderne indica chi, usando belle e convincenti parole, manifesta ragionamenti che hanno solo l'apparenza di verità, ma in realtà sono falsi. 
Nella fase più antica della produzione letteraria greca, "sofistès" indicava qualunque persona dotata di "sofìa" ovvero di "saggezza" in qualunque ambito culturale. Nella seconda metà del V secolo a.C. i Sofisti erano quei maestri particolarmente eruditi che vendevano il sapere a prezzo molto elevato. La preparazione che loro impartivano ai giovani ateniesi era soprattutto pratica, concreta: essi ambivano a creare degli uomini politici, un'elite di governo. 

La conoscenza doveva essere enciclopedica e la forma espressiva impeccabile: per arrivare a tale meta si servivano di letture, dibattiti, conferenze. Il successo dei Sofisti fu senza pari nella storia greca: sappiamo che il grande leader politico ateniese Pericle trascorreva intere giornate a discutere con Protagora, famoso esponente di questi maestri, e arrivò addirittura a chiedergli di dettare le leggi per la nascente colonia di Thuri, in Magna Grecia (attuale Calabria). Gli Ateniesi e i Greci, grazie all'insegnamento dei Sofisti, impararono ad esprimere le tesi più controverse, i pensieri con ordine e limpidezza, ad addentrarsi in sottigliezze dialettiche.

Ma quale fu il vero merito di questi "artisti" della parola? Senza ombra di dubbio avere collocato la discussione e il dibattito al posto di incrollabili certezze. Ed è stata proprio questa una delle massime accuse imputate al grande filosofo Socrate: essere un sofista! Proprio perché egli professava di non sapere, sosteneva che mai l'uomo potrà raggiungere la verità assoluta, ma potrà solo ed unicamente avvicinarsi ad essa. Socrate non scrisse mai nulla proprio per non correre il rischio di "mettere in catene" il suo pensiero e anche per questo... venne condannato a morte.

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