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Prima donna, poi santa

Presentato all’Istituto di Cultura di Monaco di Baviera “Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza”, il nuovo libro di Dacia Maraini

Pasquale Episcopo

Monaco, 28 ottobre 2014.
Cosa sia questo libro non è facile dirlo neanche dopo averlo letto. Per ammissione della stessa autrice non è un vero romanzo e non è un saggio; non è indagine storica e non è biografia. È piuttosto “narrazione attraverso il dialogo”, scambio epistolare tra due donne che ha luogo nel presente, qui ed ora. Narrazione di un tempo che fu attraverso ciò che di quel tempo rimane ancora oggi: le contraddizioni e i pregiudizi; le persecuzioni e le sofferenze; le condanne e le punizioni. E poi la ricerca della giustizia, della libertà e dell’amore. Il tutto incentrato sulla figura della donna. Di una donna: Chiara d’Assisi e, per suo tramite, di tutte.

Loro, le donne. Madri, sorelle, figlie, mogli, amanti, amiche, compagne di viaggio e di vita.

Essere donna oggi non è facile. Non lo è mai stato. Chiara d'Assisi lo fu in un'epoca difficile. Un'epoca in cui nascere donna significava essere private della libertà per essere sottoposte a forme di schiavitù manifeste e ineludibili. Costrette dalle regole del tempo a diventare spose a tredici anni. Costrette a procreare per vincolo naturale, legge di natura ineluttabile, in un’epoca in cui morire di parto non faceva eccezione. Nel medioevo buio e oscurantista non c’era posto per la gioia. Il dolore era considerato una sorta di dovere e a quel dovere erano sottoposte soprattutto le donne, che accettavano il loro destino senza opporre resistenza. Non c’era spazio per la felicità, tantomeno per il piacere. Questo era sconosciuto o al più sacrificato e, ancorché non oggetto di rinuncia consapevole, relegato all’immaginazione, confinato in luoghi non terreni, affidato a simboli non fallaci perché propri della religione.

Trovare in Cristo la redenzione e condividerne la sofferenza. Attraverso “l’imitazione di Cristo condurre una vita mistica”, non negazione ma “sublimazione dell’eros”. Questa, nelle parole della scrittrice, era la scelta di molte donne che, rinchiudendosi in un convento, si sottraevano al destino di fattrici e al rischio di morire di parto. Tutto ciò rappresentava una alternativa soprattutto per le donne del popolo. Ma Chiara non era una di loro. Entrando in convento fece una rinuncia simile a quella di Francesco, una scelta di povertà e di uguaglianza e nel contempo un rifiuto delle regole del tempo. Insomma, rivoluzionaria e visionaria anche lei.

“La vita nel convento ha qualcosa di mostruoso e di dolce insieme. Come può una donna scegliere volontariamente di non uscire mai da quella porta chiusa? Molte donne vi venivano costrette, questo lo sappiamo. Ma molte altre andavano in convento di propria volontà, come Chiara”.

“Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza” è stato presentato ieri all’Istituto di Cultura alla presenza della scrittrice, molto nota e amata in Germania. Ha moderato Antonio Pellegrino, critico letterario e conduttore del Bayerischer Rundfunk. Il libro si sofferma su questioni storiche e, pur non essendo un saggio storico, non può essere compreso senza storicizzare persone e contesti. Ma la storia è studio del passato che aiuta a capire il presente e a immaginare il futuro. E in ciò il libro della Maraini è più che mai attuale.

A fine serata qualcuno in sala ha chiesto alla scrittrice se la primavera araba, che nel mondo islamico sembra essere fallita, potranno un giorno farla loro, le donne musulmane. La risposta della scrittrice è stata breve e ha preso corpo nella parola “potere”. “È il potere che stravolge le religioni e produce abusi come ai tempi della santa inquisizione. Questo si manifesta oggi come allora nell’affermazione di un diritto di proprietà che è una aberrazione culturale creata dalla identità maschile dominante. Quel diritto di proprietà è esercitato sulle donne perché deboli, rendendole vittime nella famiglia come nella società. Fino a quando questa cultura non sarà sradicata, difficilmente potremo assistere ad una inversione di tendenza. Tuttavia molti sono gli esempi di donne che reagiscono e che protestano. Ultime, in ordine di tempo, le proteste per l’impiccagione della giovane Reyhaneh Jabari, condannata in Iran alla pena di morte per aver ucciso il suo violentatore”.

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